sabato 18 aprile 2026

Dalla bocca mi esce un baloon che dice: - 1.Wolfsmund

    ☙ Ehilà, la mia collezione di fumetti è grande ma non ho nessuno con cui parlarle, ti vanno due chiacchiere?     

Wolfsmund

Manga di Mitsuhisa Kuji pubblicato dalla J-pop per la serie Seinen Manga.

L’autrice era assistente di Kaoru Mori (a sua volta autrice del mio manga preferito, a Bride’s Story o i Giorni della sposa in italiano, che sicuramente parlerò in futuro) e debuttava nel 2008 con un fumetto la cui copertina del primo numero cattura subito l’attenzione, con un cavaliere lanciato al galoppo e lancia pronta a pungere te che leggi, e che ti fa subito pensare “Dark Souls” – ed effettivamente dark souls è il tono in cui si ponte il manga sia nella vicenda che nello stile di disegno.

Partendo dalla trama, il nome del manga è lo stesso della cittadina e castello dove si ambienta la vicenda, che chiude il passaggio per San Gottardo, in cui comanda il castellano Wolfram per conto del duca d’Austria Leopoldo, dopo che il precedente balino, Albrecht Gessler (lo stesso che sfidò Guglielmo Tell al tiro della mela), è rimasto ucciso da un dardo dello stesso Tell. Un Takeshi’s Castle dove però il conte è pronto ad ammazzare i suoi concorrenti, e questo porta sempre più persone ad unirsi alla ribellione di Guglielmo Tell e a tentare di sabotare il suo potere. Anche se noi lettori vediamo per tutte le pagine la trama dal punto di vista dei personaggi della ribellione o dei semplici cittadini che di volta e in volta tentano di superare il passo, il protagonista vero della vicenda è Wolfram.

Come Kaoru Mori, anche Mitsuhisa ha grande attenzione nello scrivere personaggi plausibili per il periodo scelto (in questo caso, la Svizzera del XIV secolo), con grande dovizia negli oggetti, abiti e comportamenti, non avendo paura di mostrare crudezza – il manga abbonda di vignette di nudo e teste staccate di netto - ma senza, al contempo, indugiare in pigri stereotipi sul medioevo. Un punto di vista per lo più neutro, “svizzero” per rimanere in tema. È pur sempre un manga e non manca qualche esagerazione ed archetipo, in particolare nel personaggio della bellissima locandiera, che col suo bel faccino da ragazza-fatale da Josei fa capolino nella copertina del secondo volume…attorcigliata in delle catene (decisamente questo non è il manga che farai uscire dalla tua stanza). Ma nel complesso parliamo di racconto che rimane abbastanza credibile; c’è un però: il protagonista/antagonista Wolfram.

Wolfram a mio avviso è il punto debole del manga: è il cattivo mille volte visto che si presenta educato nei modi, ma appena non visto ghigna e svela un lato sadico e perverso, che rimane nascosto pure al suo superiore Leopoldo e per cui cova palesemente il desiderio di spodestarlo; in questa storia è proprio un alieno e “una  giapponesata”, anche perché è al tempo stesso un cattivo che non si sporca le mani, lasciando ai suoi cavalieri il compito materiale di attuare le sue crudeltà: pure davanti agli atti più spregevoli come torturare dei bambini, questi non hanno mai un attimo di esitazione o rifiuto; avrei voluto vedere il castellano prendere l’ascia, ma invece rimane molto macchietta e rende fin da subito chiaro il suo epilogo.

Ma andiamo al punto forte del manga, il disegno. La Kuji prende la sua precedente esperienza con Mori nei fumetti per ragazze e negli inserti di moda e presenta uno stile estremamente pulito, colpi di pennino energici, corpi ben proporzionati e i volti dei personaggi ben muniti di naso, labbra e denti (niente puntini e bocche a D genuflessa) e una dovizia di particolari sia nei dettagli degli oggetti e che nelle espressioni che difficilmente trovi altrove. Nessuna sbavatura dunque se non quelle programmate dal tratteggio veloce, che la mangaka usa per riempire le ombre, segnalate anche da una sottile linea, e al posto dei reticoli che usa quasi sempre senza grattarli, sullo sfondo. Si ha la piacevole sensazione osservando alcune vignette di star vedendo questi disegni come truciolati e incisi nel legno.

Si fa notare anche il modo in cui sono rappresentati i liquidi, acqua o sangue che sia: delle grosse perle e onde bagnano i personaggi, che assieme alle vignette d’azione ben organizzate e dalle striature fulminee, così come i grossi testi quadrati per i boati e il senso di pericolo costante, rafforzano nel lettore quella idea iniziale di “dark souls”. Pure nelle scene più toste, si assiste anche alla perizia di una mano elegante.


La Grande storia di Fire Pro Wrestling-Parte I(Gli inizi)

  Immaginate, è il 1989, siete dei grandi fan del puroresu(nd. wrestling giapponese), il sogno si realizza, esce Fire Pro Wrestling Combinat...