☙ Ehilà, la mia collezione di fumetti è grande ma non ho nessuno con cui parlarle, ti vanno due chiacchiere? ❧
Wolfsmund
Manga di Mitsuhisa Kuji pubblicato dalla J-pop per la serie Seinen Manga.
L’autrice era assistente di Kaoru Mori (a sua volta autrice
del mio manga preferito, a Bride’s Story o i Giorni della sposa in italiano,
che sicuramente parlerò in futuro) e debuttava nel 2008 con un fumetto la cui
copertina del primo numero cattura subito l’attenzione, con un cavaliere
lanciato al galoppo e lancia pronta a pungere te che leggi, e che ti fa subito
pensare “Dark Souls” – ed effettivamente dark souls è il tono in cui si
ponte il manga sia nella vicenda che nello stile di disegno.
Partendo dalla trama, il nome del manga è lo stesso della
cittadina e castello dove si ambienta la vicenda, che chiude il passaggio per
San Gottardo, in cui comanda il castellano Wolfram per conto del duca
d’Austria Leopoldo, dopo che il precedente balino, Albrecht Gessler (lo stesso
che sfidò Guglielmo Tell al tiro della mela), è rimasto ucciso da un dardo
dello stesso Tell. Un Takeshi’s Castle dove però il conte è pronto ad ammazzare
i suoi concorrenti, e questo porta sempre più persone ad unirsi alla ribellione
di Guglielmo Tell e a tentare di sabotare il suo potere. Anche se noi lettori
vediamo per tutte le pagine la trama dal punto di vista dei personaggi della
ribellione o dei semplici cittadini che di volta e in volta tentano di superare
il passo, il protagonista vero della vicenda è Wolfram.
Come Kaoru Mori, anche Mitsuhisa ha grande attenzione nello
scrivere personaggi plausibili per il periodo scelto (in questo caso, la
Svizzera del XIV secolo), con grande dovizia negli oggetti, abiti e
comportamenti, non avendo paura di mostrare crudezza – il manga abbonda di
vignette di nudo e teste staccate di netto - ma senza, al contempo, indugiare in pigri stereotipi sul medioevo. Un punto di vista per lo più neutro,
“svizzero” per rimanere in tema. È pur sempre un manga e non manca qualche
esagerazione ed archetipo, in particolare nel personaggio della bellissima
locandiera, che col suo bel faccino da ragazza-fatale da Josei fa capolino
nella copertina del secondo volume…attorcigliata in delle catene (decisamente
questo non è il manga che farai uscire dalla tua stanza). Ma nel complesso
parliamo di racconto che rimane abbastanza credibile; c’è un però: il
protagonista/antagonista Wolfram.
Wolfram a mio avviso è il punto debole del manga: è il cattivo
mille volte visto che si presenta educato nei modi, ma appena non visto ghigna
e svela un lato sadico e perverso, che rimane nascosto pure al suo superiore
Leopoldo e per cui cova palesemente il desiderio di spodestarlo; in questa
storia è proprio un alieno e “una
giapponesata”, anche perché è al tempo stesso un cattivo che non si
sporca le mani, lasciando ai suoi cavalieri il compito materiale di attuare le
sue crudeltà: pure davanti agli atti più spregevoli come torturare dei bambini,
questi non hanno mai un attimo di esitazione o rifiuto; avrei voluto vedere il castellano
prendere l’ascia, ma invece rimane molto macchietta e rende fin da subito
chiaro il suo epilogo.
Ma andiamo al punto forte del manga, il disegno. La Kuji
prende la sua precedente esperienza con Mori nei fumetti per ragazze e negli
inserti di moda e presenta uno stile estremamente pulito, colpi di pennino
energici, corpi ben proporzionati e i volti dei personaggi ben muniti di naso,
labbra e denti (niente puntini e bocche a D genuflessa) e una dovizia di
particolari sia nei dettagli degli oggetti e che nelle espressioni che
difficilmente trovi altrove. Nessuna sbavatura dunque se non quelle programmate
dal tratteggio veloce, che la mangaka usa per riempire le ombre, segnalate
anche da una sottile linea, e al posto dei reticoli che usa quasi sempre senza
grattarli, sullo sfondo. Si ha la piacevole sensazione osservando alcune
vignette di star vedendo questi disegni come truciolati e incisi nel legno.
Si fa notare anche il modo in cui sono rappresentati i
liquidi, acqua o sangue che sia: delle grosse perle e onde bagnano i
personaggi, che assieme alle vignette d’azione ben organizzate e dalle
striature fulminee, così come i grossi testi quadrati per i boati e il senso di
pericolo costante, rafforzano nel lettore quella idea iniziale di “dark souls”.
Pure nelle scene più toste, si assiste anche alla perizia di una mano elegante.